1 marzo 2012 / 14:53 / tra 6 anni

PUNTO 5-Liberalizzazioni, ok Senato, vertici Abi si dimettono

* Governo annuncia modifiche su stretta ma ad Abi non basta

* Mussari lamenta avversione contro banche

* Abi: norma allontana impieghi banche straniere in Italia

* Passera: decisione su modifiche spetta a Monti (Aggiunge annuncio emendamento)

di Stefano Bernabei e Giuseppe Fonte

ROMA, 1 marzo (Reuters) - Il Comitato di presidenza dell‘Associazione bancaria italiana(Abi) ha rassegnato le dimissioni per protestare contro la norma contenuta nel decreto legge sulle liberalizzazioni, e mantenuta nel maxiemendamento presentato dal governo, che taglia le commissioni bancarie.

Lo ha annunciato in una conferenza stampa il presidente dell‘Abi, Giuseppe Mussari, poco prima che il Senato desse il via libera al decreto.

Il decreto all‘articolo 27-bis rende “nulle tutte le clausole comunque denominate che prevedano commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche nel caso di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido”.

Il relatore del Pd, Filippo Bubbico, ha detto che il governo modificherà la norma in un altro provvedimento, probabilmente nel decreto legge sulle semplificazioni all‘esame della Camera.

Bubbico ha spiegato che il governo vuole applicare la stretta alle sole banche che non si adegueranno ai futuri criteri sulla trasparenza del Cicr, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio.

E in serata,il deputato del Pd, Oriano Giovanelli ha detto a Reuters che l‘emendamento che dovrebbe confluire nel decreto legge sulle semplificazioni burocratiche “è stato presentato questo pomeriggio” e ha il “sostegno verbale di Pd, Pdl, Terzo polo e Lega Nord”.

Le banche, dice Mussari, “prendono atto con soddisfazione che vogliono riportare la norma a una sanzione verso provvedimenti non trasparenti”, dunque al significato originario, ma non basta.

Il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha detto che la decisione finale spetta al presidente del Consiglio, Mario Monti, e che la protesta dell‘Abi “è un sintomo del grande disagio del settore che è vicino all‘economia del Paese”.

Rassicura gli istituti di credito anche il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà, secondo il quale il governo è disponibile a riscrivere l‘articolo ma sulla base di “un‘iniziativa parlamentare condivisa da tutte le parti politiche che ci sostengono”.

TAGLIO COMMISSIONI E’ GOCCIA CHE FA TRABOCCARE VASO

Gli istituti di credito contestano soprattutto che attraverso l‘abolizione delle commissioni su crediti e fidi vengano imposti “prezzi amministrati o un divieto di avere dei ricavi”, ha spiegato il presidente dell‘Abi.

Per Mussari il rischio è che le banche debbano “rivedere tutte le politiche creditizie e che una norma del genere allontani gli impieghi delle banche straniere in Italia”.

L‘Aibe, l‘associazione delle banche estere in Italia, dà man forte a Mussari con una nota nella quale si augura che tali disposizioni possano essere riviste per mantenere il funzionamento del mercato finanziario italiano allo stesso livello dei paesi occidentali”.

Mussari ha denunciato poi il clima di avversione generale verso le banche dicendo che “questa norma è la goccia che fa traboccare il vaso”.

A una domanda sulla eventuale quantificazione degli impatti economici della norma, Mussari ha detto di augurarsi “di non doverli mai calcolare”.

Il direttore generale dell‘Abi, Giovanni Sabatini, ha detto a SkyTg24 che la norma avrebbe un “impatto rilevante sui conti delle banche”.

TAGLIO COMMISSIONI NON RIGUARDA SOLO FIDI

Le sorprese sgradite per gli istituti di credito non si limitano alle commissioni su crediti e fidi.

Il decreto obbliga l‘Abi e le altre le associazioni dei prestatori di servizi di pagamento a ridurre le commissioni a carico degli esercenti sulle transazioni con carta di credito.

Le banche dovranno offrire gratuitamente apertura e gestione dei conti correnti per i pensionati con bassi assegni.

Inoltre, se vincolano l‘erogazione di un mutuo alla stipula di un‘assicurazione sulla vita, le banche dovranno offrire ai clienti informazioni su almeno altre due preventivi differenti, lasciando al cliente la scelta senza variare le condizioni offerte per il mutuo.

Diventa poi “scorretta”, in base al codice del consumo, la pratica con cui le banche, a volte, costringono chi vuole stipulare un mutuo “all‘apertura di un conto corrente”.

Vengono infine cancellate le commissioni a carico dell‘esercente per l‘acquisto di carburante con bancomat e carte di credito fino a una somma di 100 euro.

Su queste norme, per ora, nessuna marcia indietro da parte del governo.

Il decreto, licenziato dal Senato con voto di fiducia sul maximendamento a larga maggioranza (237 voti a favore), passa ora alla Camera per la seconda lettura.

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Per leggere il dettaglio delle norme consultare: e

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