18 febbraio 2012 / 15:48 / tra 6 anni

SINTESI - Italia in recessione, per ripresa serve sforzo governo e banche - Visco

(unisce take precedenti, aggiunge dettagli)

PARMA, 18 febbraio (Reuters) - Di fronte al 2012 nel segno della recessione che la aspetta l‘Italia deve insistere sul terreno delle riforme, privilegiando quelle in grado rianimare investimenti e domanda aggregata, oggi pesi morti di un Pil in perdurante territorio negativo.

Al suo esordio davanti alla comunità finanziaria nel ruolo di numero uno di Bankitalia Ignazio Visco ricorda al governo Monti che molto resta ancora da fare: applicare le riforme annunciate e pensare a innovare in tutti i campi che oggi appesantiscono l‘Italia.

Ma si rivolge con forze anche alle banche cui chiede, una volta valutati adeguatamente i richiedenti, di concedere il credito che, come mostrano i dati più recenti, stanno attualmente centellinando alle imprese. Di fronte a una stima di un Pil a -1,5% ognuno deve fare la sua parte per favorire una stabilizzazione produttiva già a partire dal secondo semestre 2012 e una ripresa il prossimo anno.

La politica economica deve agire con decisione, a partire da efficienza del sistema tributario, lotta all‘evasione, spending review e razionalizzazione di norme e istituzioni a favore delle imprese.

Il riconoscimento dei meriti per l‘opera sinora svolta non manca - “la politica economica ha compiuto in questi mesi progressi prima ritenuti impensabili in direzione della sostenibilità finanziaria” - ma allo stesso tempo Visco chiede di non comprimere competitività delle aziende e aspettative dei giovani, oggi in gran parte fuori dal mercato del lavoro.

Ora “le riforme decise vanno rapidamente completate e rese operative, in particolare quelle volte a rendere l‘aspetto normativo e amministrativo favorevole e non ostile allo sviluppo economico” ha spiegato oggi Visco.

“Anche se i singoli interventi esplicheranno i loro interventi con gradualità, la definizione di un disegno organico e di ampio respiro già nel breve termine può incidere positivamente sulle aspettative e, per tale via, stimolare la domanda aggregata e la ripresa degli investimenti”.

L‘elenco degli interventi è ampio: liberalizzazioni nel settore dei servizi, semplificazione degli atti amministrativi, miglior funzionamento del mercato del lavoro, attenzione all‘innovazione, un sistema giudiziario più rapido.

Visco chiede poi adeguate infrastrutture immateriali per chi pensa di investire in Italia e ricorda che è necessario contrastare i comportamenti illegali anche e soprattutto nei loro risvolti finanziari. Oggi la società italiana “alla corruzione , e più in generale alla criminalità, .. paga un prezzo elevato in termini di peggiore convivenza civile, di mancato sviluppo”.

BANCHE DEVONO EVITARE ‘ASFISSIA CREDITIZIA’ ECONOMIA

Agli istituti di credito Visco chiede di un ritorno alla normalità nel campo dei prestiti, evidenzia criticamente la contrazione degli impieghi alle imprese, in calo di 20 miliardi a dicembre 2011.

“A distanza di pochi anni le imprese si trovano nuovamente a fronteggiare un inasprimento delle condizioni creditizie; anche in questa occasione sarà essenziale la capacità delle banche di valutare attentamente il merito di credito, senza far mancare il sostegno finanziario a ai clienti solvibili e meritevoli”.

Il quadro generale è ancora difficile ma a questo punto la finanza pubblica, che tanti problemi ha portato a cascata alle banche “è comunque su un sentiero sostenibile anche sotto ipotesi poco favorevoli sulla crescita e sui tassi di interesse”. Le misure prese da Bce e Bankitalia, poi, stanno portando il collaterale a disposizione del sistema bancario italiano a sfiorare i 450 miliardi (di cui oggi quelli utilizzati sono circa 200). Una grande disponibilità a cui ricorrere per finanziarsi nuovamente a fine mese al p/t a tre anni della Bce a tassi molto convenienti.

A questo punto, ammonisce il governatore nelle conclusioni, “le banche dovranno dimostrare di saper svolgere bene la loro funzione di allocazione del credito .. Lo richiede la loro stessa ragion d‘essere”. E la necessità assoluta di evitare che l‘economia entri in “asfissia creditizia”.

(Luca Trogni)

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