Italia in recessione, nonostante progressi servononuovi sforzi-Visco

sabato 18 febbraio 2012 11:58
 

PARMA, 18 febbraio (Reuters) - Il 2012 è per l'Italia un anno di recessione e per questo serve una normalizzazione di mercati finanziari e del credito che consenta una stabilizzazione nel secondo semestre dell'anno e un'espansione nel 2013 dopo la flessione nell'ordine dell'1,5% che si vedrà quest'anno.

La politica economica del governo Monti, dal canto suo, ha fatto progressi impensabili, a partire da quelli sulle pensioni, ma deve proseguire con decisione, a partire da lotta all'evasione, spending review e razionalizzazione di norme e istutiozioni a favore delle imprese.

E' questa l'opinione di Ignazio Visco, governatore di Bankitalia, alla sua prima uscita in questa veste all'appuntamento annuale organizzato da Assiom-Forex-Atic.

Nell'ambito delle condizioni per tornare alla crescita Visco sottolinea il ruolo del credito, edidenziando come esempio negativo la contrazione di 20 miliardi di prestiti alle imprese registrata nel dicembre 2011.

"A distanza di pochi anni le imprese si trovano nuovamente a fronteggiare un inasprimento delle condizioni creditizie; anche in questa occasione sarà essenziale la capacità delle banche di valutare attentamente il merito di credito, senza far mancare il sostegno finanziario a ai clienti solvibili e meritevoli" evidenzia il governatore.

Visco segnala, poi, che con l'ampliamento degli strumenti consegnabili come collaterale alla Bce il totale per il sistema bancario italiano sfiorerà i 450 miliardi, una volta dedotti i margini di garanzia: ai 200 utilizzati e agli oltre 150 ancora disponibili se ne aggiungeranno altri 70-90 legati alle nuove categorie di collaterale accettati.

Tornando al governo Monti, Bankitalia sottolinea i progressi fatti e riconosciuti dai mercati. A questo punto "la finanza pubblica è comunque su un sentiero sostenibile anche sotto ipotesi poco favorevoli sulla crescita e sui tassi di interesse" scrive Visco, spiegando che per un trend calante del debito/Pil basteranno una crescita nell'ordine dell'1% e uno spread, ancora elevato, di 300 punti base, ma servirà anche il promesso avanzo primario del 5% del Pil.

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