Giappone, BoJ taglia stime crescita, conferma politica monetaria

martedì 24 gennaio 2012 10:09
 

TOKYO, 24 gennaio (Reuters) - La Banca centrale del Giappone ha ridotto le proprie stime di crescita per l'economia del Paese, mettendo in guardia dai rischi legati alla crisi debitoria europea, ma ha mantenuto invariata la propria politica monetaria, lasciando per il momento alla spesa pubblica per la ricostruzione post-terremoto e alla esportazioni verso i Paesi emergenti il compito di supportare una fragile ripresa.

Come largamente atteso, l'istituto centrale giapponese ha lasciato il costo del denaro appena sopra lo zero e non ha incrementato ulteriormente il proprio programma di acquisto asset, rimasto fermo a 713 miliardi di dollari.

Ma nella revisione trimestrale delle stime a lungo termine, la banca centrale ha tagliato le stime economiche per l'anno fiscale che termina a marzo, prevedendo una contrazione dello 0,4%, in linea alla stime raccolte da Reuters in un sondaggio, dalla precedente previsione che indicava una crescita dello 0,3%.

Il rallentemento della domanda globale ha indotto la BoJ a ridurre le stime per anche il prossimo anno fiscale, per cui si prevede una crescita del 2%, inferiore alla precedente previsione del 2,2%.

Nella conferenza stampa successiva alla riunione di politica monetaria, il goveratore Masaki Shirakawa ha spiegato che il board dell'istituto centrale concorda sul fatto che la tempistica della ripresa giapponese subirà un leggero ritardo proprio a causa del rallentamento dell'economia globale.

Shirakawa ha inoltre messo in guardia dai rischi che comporta la debolezza dell'euro nei confronti dello yen per l'economia giapponese, largamente basata sulle esportazioni.

"L'impatto del problema dei debiti sovrani europei è percepito attraverso i prezzi degli asset, sia azionari che valutari. Recentemente, anche se non proprio in questo momento, lo yen ha visto spinte al rialzo legate a forti vendite sull'euro" ha spiegato il governatore.

"Il calo dell'euro nei confronti dello yen potrebbe pesare sulla competitività delle imprese giapponesi nei confronti delle controparti europee. Potrebbe anche colpire l'economia, pesando su ricavi e fiducia delle imprese" ha ammonito Shirakawa.

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