Zona euro, istituzioni più forti per uscire da crisi - Nobel Economia

venerdì 2 dicembre 2011 14:00
 

VENEZIA, 2 dicembre (Reuters) - - Il premio Nobel per l'Economia del 2010 ritiene che i programmi di aggiustamento fiscale dei singoli paesi europei faticheranno a funzionare, mentre la soluzione alla crisi del debito potrebbe venire da istituzioni più forti, ad esempio dalla creazione di un organismo indipendente che elabori previsioni economiche credibili per i singoli paesi.

In attesa di nuove istituzioni ai paesi dell'euro non rimane che rivolgersi alla Banca centrale europea e al suo programma di acquisto dei titoli di Stato sul mercato secondario.

"Non credo che i programmi presentati dai paesi funzioneranno. In Grecia, ad esempio, il paese inizia a ribellarsi", ha detto l'economista cipriota Christopher Pissarides partecipando oggi a Venezia ai Nobels Colloquia.

"Serve un quadro istituzionale più forte. Come la formazione di un consiglio per la politica fiscale come ha la Gran Bretagna e altri paesi che non ha poteri esecutivi, ma di moral suasion sul ministro delle Finanze. Una cosa come questa potrebbe permetterci di guardare le finanze e lo schema fiscale di ogni paese permettendoci di fare previsioni su come evolverà il debito e il deficit".

Per l'economista: "Non deve essere il singolo paese a fare le previsioni ma un organismo indipendente. Solo così i tedeschi sarebbero disposti ad aiutare i paesi che ne hanno bisogno: principalmente l'Italia seguita dalla Spagna e dalla Grecia in ragione del debito da ripagare. E il motivo per cui lo farebbero è che sarebbero impegnati a salvare l'euro".

Secondo Pissarides non ha senso parlare dello scioglimento dell'euro. "Sarebbe una decisione disastrosa per l'integrazione europea: bisogna fare in modo che funzioni".

Nel frattempo, l'unica soluzione, per il premio Nobel, è quella di chiedere alla Bce di stampare più denaro e di comprare buoni del Tesoro. Se questa soluzione alimentasse l'inflazione, non sarebbe un grosso problema secondo l'economista che, anzi, vede un vantaggio competitivo nell'eventuale accelerazione della dinamica dei prezzi europei.

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