December 2, 2011 / 11:44 AM / 6 years ago

Censis, società italiana "fragile" ma pronta a sacrifici

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ROMA, 2 dicembre (Reuters) - La società italiana del 2011 "è fragile, isolata ed eterodiretta", meno della metà dei cittadini si dichiara "italiano" mentre gli altri preferiscono l'identità locale o europea, ma oltre il 57% è pronto "a sacrificare il proprio tornaconto personale per l'interesse generale del Paese".

E' l'indicazione che viene dal 45esimo rapporto annuale del Censis presentato oggi.

La società italiana "è fragile, forse per la prima volta da decenni, con una crisi che viene dall'esterno, cioè dal non governo della finanza globalizzata", sottolineano le Considerazioni generali del Centro studi investimenti sociali.

Il rapporto indica però anche una "stanchezza collettiva" di un Paese che non reagisce alla caduta dell'occupazione e dei consumi.

Il rischio, per il Censis, che l'Italia si isoli e finisca esclusa a livello internazionale, continuando a perdere peso nell'Unione europea e nei rapporti con gli alleati occidentali, senza rapporti con i paesi rampanti dell'economia mondiale e anche assistendo da lontano alla "primavera araba" in Nord Africa.

Un indicatore interessante è quello dell'autostima nazionale, che nel 2011 pone l'Italia al terz'ultimo posto su una graduatori di 37 paesi occidentali considerati. Mentre il "brand" italiano è al 14esimo posto - meglio di Usa, Regno Unito e Francia - quando si chiedono opinioni all'estero.

La Salvezza Nello "Scheletro Contadino"

Il Rapporto fa dunque appello allo "scheletro contadino" del Paese, in quanto "origine della cultura di continuo adattamento", e alla capacità di "lunga durata", per superare la crisi attuale, ritrovando il primato dell'economia reale su quella finanziaria.

Anche se, avvertono i ricercatori, nel paese aumentano le diseguaglianze, con "rancori e contestazioni più orizzontali" che vanno oltre la tradizionale divisione Nord-Sud, e c'è il rischio che le tensioni sociali diventino il terreno comune di singoli gruppi sociali e delle loro "solitudini".

Al contrario, "il disinnesco delle tensioni sociali prossime venture non passa nel sentiero di una 'cura dell'esser soli' dei vari soggetti... (ma) nel sentiero dell'arricchimento dei rapporti sociali".

Il Rapporto attribuisce dunque grande valore a fenomeni come i social network alla Facebook, gruppi spirituali, le sagre, l'auto-aiuto sociale e i comitati di quartiere.

Alla domanda dei ricercatori se si sarebbe disposti a sacrificare in tutto o in parte i propri interessi personali per l'interesse generale del paese, il 57,3% del campione intervistato per il Rapporto ha risposto di sì, anche se il 45,7% ha aggiunto "solo in condizioni particolari, eccezionali".

Un dato che sembrerebbe contrastare con quel 46% dei cittadini che si dichiarano "italiani", mentre gli altri si dividono tra "localisti", "cittadini del mondo" o "solipsisti", come li classifica il Censis.

Ma c'è un "potenziale di identificazione degli italiani", dice il Rapporto, che si concretizza soprattutto (65,4%) nel senso della famiglia. Famiglia che pure dal punto di vista economico registra un'erosione patrimoniale, con un meno 10,5% in valori correnti.

Accanto alla famiglia, comunque, ci sono elementi come "il gusto per la qualità della vita", "la tradizione religiosa" o "l'amore per il bello".

Il Primato Dell'onesta'

Oltre il 55% degli italiani chiede di mettere al centro dell'attenzione collettiva moralità e onestà, il 53,5% il rispetto per gli altri, il 33,5% la solidarietà.

E alla classe dirigente - la fiducia nella quale è nettamente più bassa della media Ue - si chiede appunto "specchiata onestà sia in pubblico che in privato" (59,8%), prima ancora di "profonda saggezza e consapevolezza" (43%) o preparazione (37,3%).

Infine, il Censis individua alcuni punti di forza per il "potenziale di crescita", a partire dalla ricchezza familiare, dato che nel 2009 il rapporto tra ricchezza netta della famiglia e reddito disponibile era pari a 8,8 volte. Anche se la propensione al risparmio risulta in riduzione negli ultimi cinque anni, segnala il Rapporto.

Le esportazioni, poi, "appaiono come una delle poche variabili in crescita" in un quadro economico in ristagno, con un + 16% nel primo semestre di quest'anno. E il Censis chiede appunto di "allargare l'influenza geoeconomica" italiana nel Nord Africa, nei Balcani, nel Golfo, verso la Cina e l'India, l'America Latina e la Corea del Sud, puntando anche sul cibo e sul "buon vivere".

(Massimiliano Di Giorgio)

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