Crisi, sfiducia mercati per manovre negative su crescita - Corte conti

giovedì 3 novembre 2011 14:23
 

ROMA, 3 novembre (Reuters) - Potrebbe essere l'eccessivo peso delle maggiori entrate fiscali sulla manovra compessiva e, di conseguenza, il suo effetto recessivo sulla crescita, ad alimentare la sfiducia dei mercati nei confronti del debito pubblico italiano.

L'avvertimento arriva da Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei conti, nel corso di un'audizione in Senato sulla legge di Stabilità.

"E' naturale chiedersi se correzioni così sbilanciate sul fronte delle entrate - e, quindi, così negative per la crescita - non siano alla base dei ricorrenti segnali di sfiducia dei 'mercati', più sensibili alle modalità di attuazione del riequilibrio e alle prospettive di sviluppo che al traguardo del mero azzeramento del disavanzo", dice Giampaolino in audizione.

"Un dubbio che trova sostegno in un dato di fatto: l'Italia è già oggi il paese con il più basso rapporto indebitamento/Pil e sarebbe il primo a conseguire il pareggio, e tuttavia è, tra i paesi europei, quello costretto a pagare un elevato premio per il rischio sul proprio debito sovrano", aggiunge il presidente della Corte dei conti.

La manovra correttiva da 59,8 miliardi tra 2011 e 2014 attinge alle maggiori entrate per quasi 40 miliardi, il 65% circa.

La pressione fiscale, in base alle ultime stime del governo, dovrebbe salire dal 42,3% del 2010 al 42,7% nel 2011 per poi attestarsi dal 2012 su valori intorno al massimo storico del 43,8%. Tenendo conto della delega fiscale e assistenziale, che deve ridurre le agevolazioni fiscali e assistenziali di 4 miliardi nel 2012, di 16 nel 2016 e di 20 miliardi nel 2014, Bankitalia calcola una pressione fiscale pari al 44% già dal prossimo anno.

La Corte dei conti invita il governo a procedere con "un effettivo ridimensionamento del peso del bilancio pubblico", così da "liberare risorse per far crescere il livello della domanda".

"La conciliazione tra rigore e sviluppo deve essere trovata all'interno di manovre di risanamento che non separino gli interventi di riforma da quelli di riduzione del disavanzo", aggiunge Giampaolino.

(Giuseppe Fonte)

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