Lettera Italia a Ue, dubbi economisti su fattibilità misure

giovedì 27 ottobre 2011 16:30
 

di Giulio Piovaccari

MILANO, 27 ottobre (Reuters) - Impegni formalmente condivisibili, ma sulla cui realizzazione gravano numerose incertezze.

All'indomani della lettera d'intenti inviata dal governo italiano ai partner europei - contenente le linee guida per la presentazione entro il 15 novembre di un piano per il rilancio della crescita - gli economisti valutano le misure indicate dall'Italia .

"Nel dettaglio le misure vanno nella direzione giusta, ma la lettera è troppo vaga. E manca la cosa che veramente servirebbe in questo momento: le detrazioni sul lavoro" spiega Giulio Sapelli dell'Università Statale di Milano. L'economista sottolinea come il vero problema dell'Italia non sia il debito pubblico, ma la mancanza di crescita. "Vista la fase che sta attraversando l'economia mondiale, non si può pensare di crescere con un carico fiscale come quello attuale".

"Per ora sono buone intenzioni, difficile dire se questo governo ce la farà; mancano dettagli sull'implementazione. Ad esempio è impensabile realizzare determinate riforme sul mercato del lavoro senza l'accordo coi sindacati" aggiunge Sapelli, che lancia anche una stoccata anche all'Europa. "La lettera annuncia principi che servono all'Ue per continuare a non decidere niente sulle sue riforme strutturali interne, come quella della Banca centrale europea, spostando l'attenzione sulla questione dell'Italia".

Secondo Giacomo Vaciago, presidente di Ref e docente dell'Università cattolica, quelli elencati dal governo nella missiva ai partner europei sono "rimedi a problemi che non si sa bene quali siano". "È un collage di interventi, senza che il governo abbia preliminarmente spiegato quali siano i problemi strutturali del paese e quali le priorità da affrontare".

Secondo l'economista è verosimile pensare che delle misure annunciate il governo riuscirà realisticamente a realizzarne forse tre.

"Il punto è quali? Saperlo implicherebbe che il governo ha fatto una ricognizione dei problemi e indicato le priorità, ma da tre anni ci spiega che i problemi principali dell'Italia non sono di tipo economico" afferma Vaciago. "D'altra parte, se si tratta di questioni strutturali, dovevano essere affrontate tre anni fa, non ora perché lo chiede l'Europa".

L'economista sottolinea, inoltre, che indicando le riforme con l'etichetta 'richieste dall'Europa', il governo ha inserito nel pacchetto un insieme di misure disomogeneo.   Continua...