27 ottobre 2011 / 14:34 / tra 6 anni

Lettera Italia a Ue, dubbi economisti su fattibilità misure

di Giulio Piovaccari

MILANO, 27 ottobre (Reuters) - Impegni formalmente condivisibili, ma sulla cui realizzazione gravano numerose incertezze.

All‘indomani della lettera d‘intenti inviata dal governo italiano ai partner europei - contenente le linee guida per la presentazione entro il 15 novembre di un piano per il rilancio della crescita - gli economisti valutano le misure indicate dall‘Italia .

“Nel dettaglio le misure vanno nella direzione giusta, ma la lettera è troppo vaga. E manca la cosa che veramente servirebbe in questo momento: le detrazioni sul lavoro” spiega Giulio Sapelli dell‘Università Statale di Milano. L‘economista sottolinea come il vero problema dell‘Italia non sia il debito pubblico, ma la mancanza di crescita. “Vista la fase che sta attraversando l‘economia mondiale, non si può pensare di crescere con un carico fiscale come quello attuale”.

“Per ora sono buone intenzioni, difficile dire se questo governo ce la farà; mancano dettagli sull‘implementazione. Ad esempio è impensabile realizzare determinate riforme sul mercato del lavoro senza l‘accordo coi sindacati” aggiunge Sapelli, che lancia anche una stoccata anche all‘Europa. “La lettera annuncia principi che servono all‘Ue per continuare a non decidere niente sulle sue riforme strutturali interne, come quella della Banca centrale europea, spostando l‘attenzione sulla questione dell‘Italia”.

Secondo Giacomo Vaciago, presidente di Ref e docente dell‘Università cattolica, quelli elencati dal governo nella missiva ai partner europei sono “rimedi a problemi che non si sa bene quali siano”. “È un collage di interventi, senza che il governo abbia preliminarmente spiegato quali siano i problemi strutturali del paese e quali le priorità da affrontare”.

Secondo l‘economista è verosimile pensare che delle misure annunciate il governo riuscirà realisticamente a realizzarne forse tre.

“Il punto è quali? Saperlo implicherebbe che il governo ha fatto una ricognizione dei problemi e indicato le priorità, ma da tre anni ci spiega che i problemi principali dell‘Italia non sono di tipo economico” afferma Vaciago. “D‘altra parte, se si tratta di questioni strutturali, dovevano essere affrontate tre anni fa, non ora perché lo chiede l‘Europa”.

L‘economista sottolinea, inoltre, che indicando le riforme con l‘etichetta ‘richieste dall‘Europa’, il governo ha inserito nel pacchetto un insieme di misure disomogeneo.

“In particolare, sul mercato del lavoro, serve capire cosa faranno. Ora sembra che si punti a liberalizzare i licenziamenti, mentre Draghi e Trichet, nella famosa lettera inviata al governo a inizio agosto, non hanno mai parlato di licenziamenti liberi”.

“È un disegno con luci e ombre, con una tempistica poco definita, anche se ci ha pensato in qualche modo l‘Ue che l‘ha fissata essa stessa, stabilendo delle date per degli accertamenti sul progresso delle misure” afferma Alberto Quadrio Curzio dell‘Universtià Cattolica, che richiama alla necessità di “parecchi approfondimenti sulle misure”.

“Alcuni degli annunci sono condivisibili ma forse non facilmente fattibili, altri sono enunciati che nel contesto della maggioranza di govenro attuale sono il massimo ottenibile ma obiettivamente deboli” afferma Quadrio Curzio, parlando da ultimo anche in alcuni provvedimenti “discutibili”

Uno dei punti di maggiore debolezza risulta quello delle pensioni, che secondo l‘economista, di fatto non porta a nessun beneficio nello stato attuale.

“L‘Italia ha bisogno di allinearsi al più presto alla media europea sia sul fronte delle prestazioni d‘anzianità sia di vecchiaia, non nel 2026” spiega Quadrio Curzio.

Sul fronte del mercato del lavoro, al di là di ”una certa ripetizione di disposizioni già annunciate in passato“, Quadrio Curzio indica come ”interessante“ il provvedimento sulla mobilità territoriale dei dipendenti della pubblica amministrazione”.

A detta dell‘economista, risulta invece debole la parte relativa al taglio dei costi della politica, dove “non si vedono precise prese di posizione” e nella lettera mancano i riferimenti all‘esercizio della delega fiscale, prevista nella manovra estiva.

“Se la delega fiscale non sarà attuata si andrà ai tagli lineari di tutte le agevolazioni, cosa che bisognerebbe evitare, mi sarei aspettato di leggere un paragrafo specifico su questo tema” commenta il professore della Cattolica.

Perplessità viene invece espressa sull‘aspetto delle dismissioni del patrimonio pubblico.

Pur riconoscendo che c’è molto da dismettere, soprattutto al livello parastatale, Quadrio Curzio sottolinea la necessità di “trovare formule operative per evitare di svendere, viste le attuali condizioni del mercato”.

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