26 ottobre 2011 / 09:03 / 6 anni fa

Banche, Fondazioni non vendono ora, se serve rafforzano capitale-Guzzetti

ROMA, 26 ottobre (Reuters) - Le Fondazioni azioniste delle banche italiane non hanno intenzione di dismettere i loro investimenti nelle banche in questo momento e anzi sono pronte se necessario aumentare il loro investimento nel capitale degli istituti.

Il governo, pure deve fare la sua parte per consentire al paese di esprimere le sue potenzialità.

Lo ha detto Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri, associazione delle Fondazioni alla 87° Giornata mondiale del risparmio dove ha ribadito che gli istituti di credito italiani "non erano e non sono nelle condizioni di crisi delle altre banche europee".

"Le Fondazioni sono investitori di lungo periodo . I loro investimenti nelle banche, dunque, non sono destinati ad essere dismessi in questo momento, perciò le perdite sul patrimonio al momento sono solo potenziali", ha detto Guzzetti.

"Le Fondazioni hanno sempre fatto la loro parte, cercando il giusto equilibrio fra la tutela dei loro patrimoni e la solidità delle banche partecipate. Mantenere l'investimento nelle banche italiane - e se necessario rafforzarlo, nella misura del possibile - è nell'interesse del Paese e delle stesse Fondazioni", ha detto Guzzetti.

"Banche più forti e competitive possono meglio sostenere l'economia reale, tutelare adeguatamente i risparmiatori e dare maggiori dividendi!", ha aggiunto.

Per il presidente dell'Acri "le nostre sono banche solide. L'opportunità di mantenere "alta la guardia" ha indotto molti istituti di credito a procedere già nella prima fase dell'anno sia al reintegro di gran parte della raccolta prossima alla scadenza sia al perfezionamento di importanti operazioni di ricapitalizzazione".

Ora Guzzetti chiede alle autorità di vigilanza che in tutta Europa chiedono maggiore rigore patrimoniale agli istituti di indirizzare gli ammonimenti e i richiami non più al settore nel suo complesso ma a più specifici riferimenti.

"Sarebbe auspicabile che quando si parla di banche si facesse un riferimento preciso a quali banche i richiami sono indirizzati".

Guzzetti sostiene infatti che le nuove regole che richiedono capitali rafforzati non debbano essere indifferenziate per i diversi tipi di istituti di credito che operano a livello internazionale.

"Allora, vogliamo dire chiaramente che non possono essere introdotte regole che valgono tanto per le nostre banche commerciali, o come si diceva un tempo in modo spregiativo banche tradizionali, quanto per le banche d'affari anglosassoni?", esorta Guzzetti.

Le banche italiane, ha ricordato Guzzetti, sono estranee ai fenomeni speculativi.

"Per nessuna delle banche italiane è stato necessario mettere a punto un intervento pubblico di salvataggio come invece avvenuto in Europa per quasi cinquanta istituzioni creditizie, tra cui molte di grande dimensione", ha sottolineato il presidente dell'Acri.

"Il Paese reale è pronto a fare la sua parte . Attende solo che chi ha laresponsabilità del governo faccia scelte adeguate alla gravità della crisi, che consentano di esprimere appiene questo potenziale", ha aggiunto.

Parlando della crisi della Grecia, Guzzetti ha osservato che la maggior parte dei titoli pubblici greci è collocata nelle banche francesi e tedesche: "E' allora abbastanza comprensibile che, dettando le regole per l'uscita dalla crisi della Grecia, Germania e Francia vorranno penalizzare il meno possibile il proprio sistema bancario salvo poi litigare tra di loro, che è quanto sta accadendo in queste ore".

(Redazione Roma, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 06 85224354, Reuters Messaging: stefano.bernabei.reuters.com@reuters.net)

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