19 ottobre 2011 / 11:19 / 6 anni fa

PUNTO 1 - Crisi, sostegno pubblico non è servito a nulla in Ue - Tremonti

(Accorpa pezzi, aggiunge dichiarazioni Tremonti)

ROMA, 19 ottobre (Reuters) - Le politiche di sostegno all‘economia varate dai principali Stati europei durante la crisi non sono servite a nulla, dice il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti.

“Non abbiamo dovuto salvare le banche, non abbiamo potuto dare sostegno all‘economia perché non avevamo soldi dovendo contenere il debito. Una felix culpa, i sostegni non sono serviti a nulla”, ha detto Tremonti analizzando le differenze nella politica di gestione della crisi economica tra Italia e altri Paesi europei.

“Tutta Europa sta piegando verso politiche di rigore nei conti pubblici. Questa è fondamentalmente la nuova struttura, la nuova filosofia europea”, ha aggiunto il ministro intervenendo a Ostia all‘inaugurazione dell‘anno di studi della scuola tributaria della Guardia di finanza.

Tremonti in questi giorni è tornato nel mirino dei colleghi di governo per la sua politica di rigore nei conti pubblici. Molti ministri ritengono che il rilancio dell‘economia passi attraverso il ricorso alla spesa pubblica e premono sul titolare dell‘Economia perché allarghi i cordoni della borsa in vista del varo del decreto sviluppo, che dovrebbe vedere la luce in Consiglio dei ministri tra questa e la prossima settimana.

A riprova delle tensioni politiche, Tremonti ha voluto precisare ai cronisti che nel suo intervento non è ravvisabile alcun riferimento all‘attualità di oggi.

“Stavo parlando di stimoli ai consumi e non di crescita. Stavo parlando del periodo 2008-2009 e non di oggi”, ha detto Tremonti secondo la precisazione diffusa al termine dell‘inaugurazione dal suo portavoce.

Per Tremonti il superamento della crisi passa attraverso l‘Unione europea, che deve tuttavia rivedere la sua governance e dotarsi di strumenti decisionali efficaci come quelli degli Stati Uniti.

“Noi siamo un continente geografico, abbiamo un mercato comune, una moneta comune ma non non abbiamo una struttura comune. Tutti nei rispettivi campi - Unione a 17 e Unione a 27 hanno parità di diritti, incluso il veto. È evidente che il processo politico, che può essere evidente e instantaneo negli Stati Uniti, da noi è più articolato, più complicato”.

La soluzione, sostiene il ministro, è il ricorso agli Eurobond, le emissioni comuni di debito pubblico fatte dagli Stati che hanno adottato la moneta.

“Io credo che un‘idea giusta come quella si stia facendo strada perché all‘opposto sta arrivando una dimensione della crisi che può essere catastrofica. Nessuno può immaginare di venirne fuori senza problemi”, ha detto Tremonti.

L‘idea degli Eurobond “fino a pochi mesi era considerata eretica”, ma ora si sta facendo strada, “a condizione che ci sia da parte dell‘Europa un impegno a una più forte governance. Se c’è una governance più forte non ci sono più ostacoli a un bilancio e a una finanza comune”.

“Dietro non c’è solo una logica finanziaria, dietro c’è un‘idea politica ed è l‘idea di Alexander Hamilton [il primo segretario al Tesoro degli Stati Uniti] che, con una piccola quantità di debito, creeremo una grande nazione. Io ci metterei la firma”, ha continuato Tremonti.

(Giuseppe Fonte)

(Redazione Roma, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 06 85224393, Reuters Messaging: giuseppe.fonte.reuters.com@reuters.net)

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