12 ottobre 2011 / 11:44 / tra 6 anni

SINTESI 2-Berlusconi verso nuova fiducia ma per Colle forse non basta

(Aggiorna con nota Napolitano)

* Berlusconi chiama a raccolta maggioranza dopo ko su rendiconto

* Preoccupazione Quirinale su capacità governo operare in modo efficace

* Napolitano chiede conto di mancata nomina successore Draghi, misure sviluppo

* Napolitano: tocca a premier indicare soluzione su rendiconto

di Giselda Vagnoni

ROMA, 12 ottobre (Reuters) - Silvio Berlusconi chiederà domani ancora una volta alla Camera di votargli la fiducia nel tentativo di fugare i dubbi, espressi oggi in modo formale anche dal capo dello Stato, che la sua coalizione abbia sì i numeri per non cadere ma non per governare il Paese insidiato dalla crisi dell‘eurozona.

La mossa del premier, coinvolto in quattro processi e in disaccordo con il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti sulla politica economica del governo, arriva dopo che ieri il governo è andato clamorosamente sotto sul primo articolo del Rendiconto generale 2010 dell‘amministrazione dello Stato.

L‘approvazione del documento è un atto formale ma dovuto.

Il Quirinale è intervenuto nella vicenda con due diversi comunicati. Il primo sembra voler spostare l‘attenzione non tanto sull‘esistenza o meno dei numeri ma sulla reale capacità operativa dell‘esecutivo. Nel secondo, del pomeriggio, affida al premier l‘onere di uscire dall‘impasse parlamentare.

“La questione che si pone”, ha sintetizzato Napolitano in una nota diffusa stamani, “è se la maggioranza di governo sia in grado di operare con la costante coesione necessaria per garantire adempimenti imprescindibili e soluzioni adeguate per i problemi più urgenti del Paese”.

Il Capo dello Stato osserva che “l‘innegabile manifestarsi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione con le conseguenti incertezze nell‘adozione di decisioni dovute o annunciate, suscitano interrogativi e preoccupazioni”.

Altro Napolitano non esplicita ma le sue parole sembrano tradire l‘irritazione per la mancata scelta del successore di Mario Draghi alla guida della Banca d‘Italia e il rinvio delle misure urgenti per lo sviluppo.

A chi ritiene il contrario, Napolitano ha mandato anche il messaggio che lui non ha il potere di andare oltre la moral suasion: “E’ ai soggetti che ne sono costituzionalmente responsabili, presidente del Consiglio e Parlamento, che spetta una risposta credibile”.

Secondo le opposizioni, quanto avvenuto ieri è tanto più grave in quanto sia Tremonti che il ministro delle Riforme e leader della Lega Nord Umberto Bossi, pur presenti a Montecitorio, non hanno partecipato al voto.

“L‘unico chiarimento possibile sono le dimissioni del governo”, ha detto oggi il segretario del Pd Pier Luigi Bersani.

Nel centrodestra, invece, si parla di un “incidente tecnico” e si respinge l‘idea di un agguato ordito ai danni del governo da parte dei dissidenti interni che vogliono spingere Berlusconi a un cambio di rotta per rilanciare l‘asfittica crescita economica del paese.

Per togliere all‘accaduto ogni venatura politica Berlusconi riferirà domani mattina alle 11 alla Camera e chiederà la fiducia che dovrebbe essere votata venerdì.

OPPOSIZIONI CHIEDONO DIMISSIONI, FINI DA NAPOLITANO

La Lega avrebbe voluto che Berlusconi riferisse oggi ma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, si è opposto accogliendo, durante la conferenza dei capigruppo, la richiesta delle opposizioni, che preferiscono rimandare il tutto a domani per potersi riunire e valutare la situazione politica.

“Fini si dimostra di parte e non consente al governo di riferire oggi”, attacca il leghista Marco Reguzzoni.

La maggioranza contesta alla radice la tesi delle opposizioni che Berlusconi debba presentarsi in aula dimissionario. Dice Cicchitto che “la fiducia e la sfiducia devono essere sancite da voti espliciti” e non “con il sillogismo che, essendo stato respinto l‘articolo 1 del rendiconto, va considerata bocciata la legge e conseguentemente il governo”.

Rientrato in aula per presiedere i lavori, Fini ha accolto la tesi esposta dalla Giunta per il regolamento (organo consultivo della presidenza di Montecitorio) sostenendo che la bocciatura dell‘articolo 1 “comporta la reiezione dell‘intero provvedimento”.

A questo punto il Consiglio dei ministri dovrebbe nuovamente varare il disegno di legge e ripresentarlo in Senato. Il regolamento della Camera proibisce infatti di ripresentare un testo bocciato prima che siano passati sei mesi.

Fini si è recato nel pomeriggio al Quirinale per affrontare la situazione politica con il presidente della Repubblica.

Al termine del colloquio la seconda nota quirinalizia della giornata. Il capo dello Stato “ringrazia” Fini per averlo informato delle ragioni dell‘opposizione e si dice convinto “che tocchi al Presidente del Consiglio indicare alla Camera nell‘annunciato intervento di domani la soluzione che possa correttamente condurre alla dovuta approvazione da parte del Parlamento del rendiconto e dell‘assestamento. Sulla sostenibilità di tale soluzione sono competenti a pronunciarsi le Camere e i loro presidenti”.

(hanno contribuito Giuseppe Fonte e Massimiliano Di Giorgio)

(Redazione Roma, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 06 85224210, Reuters Messaging: francesca.piscioneri.reuters.com@reuters.net)

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