Italia, scarsa liquidità mercato cartolarizzazioni-Paciotti (S&P)

martedì 11 ottobre 2011 12:56
 

MILANO, 11 ottobre (Reuters) - Scarsa liquidità sul mercato italiano delle cartolarizzazioni che continuano ad essere considerate - erroneamente - come asset tossici.

È quanto sostiene il senior director per la finanza strutturata di Standard & Poor's, Roberto Paciotti, anche alla luce del recente rapporto dell'agenzia di rating che spiega come, da metà 2007 ad oggi, solo l'1,2% di tutte le operazioni europee di finanza strutturata abbiano fatto default.

"Nonostante la performance ottima, gli operatori sono concordi nel ritenere che le cartolarizzazioni abbiano subito perdite di bilancio dovute più a pressioni contabili che a questioni di credito" commenta a Reuters Paciotti, sottolineando, in particolare per l'Italia, come da metà 2007 ad oggi ben il 90% delle triple-A assegnate alle operazioni di finanza strutturata abbia conservato il proprio rating.

"Pur con una buona performance e rendimenti maggiori rispetto ai livello pre-crisi, sia il primario sia il secondario sono fermi" prosegue Paciotti che cita, tra le varie ragioni di questa impasse, un contesto regolamentativo che non aiuta le operazioni di cartolarizzazione e un elemento psicologico che tende a far prediligere altre 'asset class' quali i corporate bond, i cui emittenti, nella percezione degli investitori, garantiscono un maggiore flusso di informazioni sulla stampa e su altri canali.

Le turbolenze finanziarie scoppiate quest'estate hanno di fatto provocato un blocco del mercato italiano delle cartolarizzazioni, dove rimane la tendenza ad impacchettare sottostante da parte delle banche, ma soprattutto in chiave precauzionale.

"Come controvalore, nel 2011 sarà addirittura probabile vedere un aumento delle operazioni di cartolarizzazione, anche se il punto è capire quanto di ciò andrà in Bce e quanto sul mercato, cioè presumibilmente zero" commenta Paciotti. "E' probabile che questo clima di incertezza permanga per un po' di tempo, la Bce continuerà a investire, e prima di sei-otto mesi non vedo un ritorno delle operazioni di mercato".

Il senior director di S&P spiega come tra fine 2010 e inizio 2011, nonostante l'alto costo di finanziamento, alcune banche fossero tornate sugli 'abs' in una sorta di investimento sul proprio nome, scommettendo su un buon risultato delle operazioni, che conferisse credibilità all'emittente permettendo in prospettiva una discesa degli spread di finanziamento.

"Ora anche offrendo 250 punti base nessuno compra, pur essendo i sottostanti di ottimo livello" nota Paciotti.

In questo contesto l'analista segnala inoltre i possibili rischi legati all'attività di originazione che "continua abbastanza bene" ma che rischia di diventare poco sostenibile in un contesto di impieghi a tassi più bassi, come quello attuale.   Continua...