6 ottobre 2011 / 10:29 / 6 anni fa

PUNTO 2-Italia, spread alto per sfiducia mercati su crescita-Bankitalia

* Politica economica è percepita come confusa - Daniele Franco

* Eurobond non servono ne' alla crescita ne' ad avanzo primario

* Banche e imprese vedono aumentati rischi credit crunch (aggiunge dettagli, dichiarazioni Galli, Sabatini)

di Stefano Bernabei

ROMA, 6 ottobre (Reuters) - I tassi di interesse sui titoli sovrani dell'Italia restano alti per la sfiducia dei mercati sulle capacità di crescita di un Paese privo di una chiara politica economica.

"Non è l'Europa che deve salvare l'Italia ma l'Italia che deve salvare l'area dell'euro in questo momento", sintetizza il direttore centrale per la ricerca economica e le relazioni internazionali della Banca d'Italia Daniele Franco a due giorni dal declassamento del rating dell'Italia da parte di Moody's e a 16 da quello di Standard and Poor's.

Franco ha dato atto al governo di aver centrato gli obiettivi di finanza pubblica dicendo che le indicazioni sul 2011 sono relativamente buone e "molto probabilmente il target di un deficit/Pil al 3,9% sarà conseguito".

Ma nonostante questo e il fatto che "l'estate sia stata piena di manovre correttive, lo spread resta molto elevato".

Oggi il differenziale di rendimento tra Btp e Bund decennali è relativamente meno caldo rispetto agli oltre 400 punti segnati nelle scorse settimane ma resta comunque attorno a 360 punti base nonostante, ha anche ricordato il direttore della Banca d'Italia, correzioni di bilancio che, cumulate al 2014, valgono 60 miliardi di euro.

"E' un paradosso. Perche'?", si è chiesto Franco intervenendo alla Giornata del credito in Abi.

"Parlando con molti operatori dicono che innanzitutto è un problema di crescita: l'Italia è percepita come un paese che ristagna", ha detto Franco riferendo dei continui contatti che Bankitalia ha con gli istituti internazionali che operano sul mercato italiano.

Franco cita numeri del ministero dell'Economia per dire che "il Pil previsto per il 2014 sarà comunque sotto quello del 2007" e che sarà comunque più difficile rispetto al passato fare politiche efficaci per rilanciare la crescita.

Rispetto alla fine degli anni 90 "siamo più anziani" e quindi abbiamo un carico maggiore di spesa sanitaria, il patrimonio da valorizzare è comunque minore, ricordando che le grandi privatizzazioni di Stato sono state fatte, e "poi non c'è più la prospettiva di una riduzione della spesa per interessi".

Il sentiero insomma si è fatto più stretto e le stesse misure annunciate con le manovra di luglio e agosto hanno margini di incertezza.

Sempre citando valutazioni degli operatori, Franco sottolinea che "la delega fiscale e assistenziale rimanda le scelte ai prossimi anni", poi c'è un aumento della pressione fiscale, con le misure sulle entrate previste che peserà sul settore produttivo, "la spending review è ancora da avviare e le misure contro l'evasione, di per sé molto importanti, ex ante hanno alcune incertezze".

Nel complesso quindi "non si percepisce uno sforzo adeguato nelle misure per la crescita", sintetizza Franco.

"La politica economica è percepita come confusa, conflittuale. Dall'esterno, l'Italia non appare un Paese compatto dietro le misure e le riforme da fare".

E tra le cose da fare non occorre cercare scorciatoie, dice il dirigente di Bankitalia citando le parole del governatore Mario Draghi nelle ultime considerazioni finali.

Così Franco ha ribadito la contrarietà della banca centrale italiana all'emissione di eurobonds, osservando che con questo strumento "non si può avere avanzo primario o più crescita".

BANCHE: DIFFICOLTA' FUNDING; IMPRESE: RISCHIO CREDIT CRUNCH

"Vi sono nuove difficoltà nella crescita del credito e nelle ultime settimane ci sono tensioni, che riguardano tutte le banche in Europa, nel trovare finanziamenti", ha detto poi Franco illustrando le conseguenze per le banche dell'allargamento degli spread sui Btp.

Considerazioni analoghe e altrettanto allarmate sono venute dal direttore generale di Confindustria Giampaolo Galli.

"Non possiamo permetterci di andare avanti a lungo con questi spread. Abbiamo una situazione pericolossissima sui mercati finanziari", ha detto.

In Italia l'allarme per un razionamento di credito legato all'aumento del costo dei finanziamenti è già partito.

"Le ultime statistiche di luglio indicano un consistente aumento dello spread di tasso di finanziamento alle imprese (quasi 2% su euribor a tre mesi) e luglio era solamente l'inizio", ha detto Galli.

"Cominciamo ad avere segnali di allarme sul territorio. L'allarme tsunami è stato lanciato perchè vediamo quello che succede a monte sul costo del funding delle banche mentre a valle c'è un peggioramento a macchia di leopardo", ha aggiunto.

Stessa musica nelle parole del direttore generale dell'associazione delle banche Giovanni Sabatini che avverte che "con la materia prima che aumenta" le banche dovranno a un certo punto scaricare sui tassi questa pressione al rialzo.

"Aumenta il costo della raccolta e questo purtroppo può portare a un aumento dei tassi di finanziamento alle imprese se lo spread tra Btp e Bund non rientrerà su livelli normali".

Galli chiude il suo intervento applaudito mentre fa sue le parole del dirigente di Bankitalia che aveva appena detto che è l'Italia che deve salvare l'Europa.

"Non possiamo permetterci di essere il punto di rottura dell'euro. Sarebbe una cosa gravissima, questa e' la responsabilita' che ci incombe".

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