Delega fisco, Abi critica regime agevolato 12,5% per Poste

mercoledì 5 ottobre 2011 16:06
 

ROMA, 5 ottobre (Reuters) - Mantenere l'aliquota al 12,5% per i buoni postali, mentre le altre aliquote sui redditi di capitale saranno al 20%, rappresenta una alterazione della concorrenza.

Lo scrive l'Abi nel testo distribuito in commissione finanze della Camera per l'audizione sul disegno di legge delega per la riforma fiscale e assistenziale.

"L'unificazione al 20% delle aliquote delle ritenute sui redditi di capitale e sui redditi diversi dei risparmiatori italiani troverà pertanto applicazione da gennaio 2012. La misura era da tempo in discussione, ed i mercati non dovrebbero essere stati colti di sorpresa", scrive l'associazione ricordando che il sistema bancario ne è interessato non solo come intermediario ma soprattutto "come emittente, posto che anche i redditi delle obbligazioni bancarie si troveranno colpite dalla maggiorazione al 20%".

"Il mantenimento del regime agevolato del 12,5% non solo per i titoli di Stato, italiani e esteri, ma anche per i buoni postali - ormai non più riconducibili alla nozione di titoli pubblici dopo la trasformazione delle Poste in società per azioni - rappresenta una alterazione della concorrenza tra emittenti, non giustificata e che non corrisponde ai principi comunitari. Per questo aspetto il giudizio dell'Associazione resta fortemente critico", dice l'Abi.

Più avanti l'associazione ribadisce la sua "forte preoccupazione per il rischio che la nuova tassazione all'aliquota del 20% si applichi soprattutto agli strumenti tipici delle banche. La preoccupazione aumenta se consideriamo queste novità fiscali unitamente a quella dell'imposta di bollo progressiva, istituita con la manovra di luglio, che grava sui depositi titoli".

L'auspicio dell'associazione è che il fisco "assuma una maggiore neutralità rispetto alle scelte degli investitori".

Critiche anche riguardo all'aumento dell'aliquota Iva.

Abi ricorda che l'aumento di un punto percentuale si traduce "in un parallelo aumento, per le banche, del costo dei beni e servizi da esse acquisiti" e che "la mancata attuazione dell'IVA di gruppo nel nostro ordinamento, diversamente da quanto fatto dai maggiori competitor europei, rappresenta un ulteriore costo e penalizza scelte organizzative alternative alla banca universale, costituendo un deterrente all'esternalizzazione delle attività e alle riorganizzazioni aziendali, e quindi un fattore di perdita di concorrenzialità".