Fiat, preoccupa uscita da Confindustria, si parlino - Sacconi

martedì 4 ottobre 2011 14:09
 

ROMA, 4 ottobre (Reuters) - L'uscita della Fiat dalla Confindustria preoccupa il governo e il ministro del Welfare Maurizio Sacconi si augura che la frattura si possa ricomporre per continuare a rafforzare un nuovo modello di relazioni industriali improntato al superamento del contratti nazionali.

"Guardiamo con preoccupazione [all'uscita della Fiat]: è un segnale di disgregazione. Ci auguriamo una ricomposizione nel segno di una politica di relazioni industriali innovativa soprattutto a livello aziendale e territoriale", ha detto il ministro a margine di un convegno.

A chi gli chiedeva se per ricomposizione intendesse una marcia indietro da parte del Lingotto, Sacconi ha risposto: "Intendo che si trovino d'accordo, con il dialogo e il mutuo ascolto".

In una lettera inviata ieri mattina alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, il manager ha annunciato che dal primo gennaio 2012 Fiat e Fiat Industrial non faranno più parte dell'associazione. Per il manager infatti gli accordi interconfederali siglati da Confindustria sui modelli contrattuali non garantiscono alla Fiat la flessibilità che l'azienda chiede.

La mossa può essere interpretata come una sconfitta della strategia di sindacati come Cisl e Uil che pure in questi anni sono andate incontro alle esigenze di Fiat sino alla sigla di accordi separati e peggiorativi per i lavoratori negli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano. Su questo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, non calca la mano ma invita anzi all'unità: "Ci vorrebbe uno scatto di orgoglio unitario. Mi auguro che Cisl e Uil lo facciano, noi continuiamo a farlo".

La Cgil contesta alla Fiat di non voler rispettare le regole e di essere fumosa sul piano industriale nonostante ieri, insieme con l'annuncio della dipartita dalla Confindustria, Marchionne abbia confermato di voler installare nuovi impianti produttivi nello stabilimento di Mirafiori, con l'inizio di produzione di un Suv a marchio Jeep dalla seconda metà del 2013, e la produzione a Mirafiori dell'Alfa Mito.

"Continuiamo a non capire cosa la Fiat voglia produrre in Italia: il piano Fabbrica Italia si fa sempre più una chimera e il governo fa da sponda all'idea di togliere le regole senza avere l'autorevolezza di chiedere alla Fiat il piano industriale", ha aggiunto la sindacalista. (Francesca Piscioneri)