October 3, 2011 / 3:03 PM / 6 years ago

SINTESI 2-Fiat, Marchionne lascia Confindustria,più flessibilità

7 IN. DI LETTURA

(Aggiunge commenti della Marcegaglia da Orio al Serio)

* Fiat, Fiat Industrial fuori dal primo gennaio 2012

* Fiat conferma piani produttivi Mirafiori

* Per Emma Marcegaglia motivazioni incomprensibili

ROMA/ORIO AL SERIO, 3 ottobre (Reuters) - Non sono bastati gli accordi separati con Cisl e Uil negli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori, né le intese interconfederali sottoscritte anche dalla Cgil per rendere più flessibili ed esigibili i contratti; Sergio Marchionne ha deciso comunque di portare Fiat e Fiat Industrial fuori dal perimetro di Confindustria dal primo gennaio 2012.

Scrive stamani in una lettera indirizzata alla leader degli industriali, Emma Marcegaglia: "Con la firma dell'accordo interconfederale del 21 settembre è iniziato un acceso dibattito che, con prese di posizione contraddittorie e addirittura con dichiarazioni di volontà di evitare l'applicazione degli accordi nella prassi quotidiana, ha fortemente ridimensionato le aspettative sull'efficacia dell'articolo 8. Si rischia quindi di snaturare l'impianto previsto dalla nuova legge e di limitare fortemente la flessibilità gestionale", dando vita a un quadro incerto che Fiat non può accettare.

La reazione di Confindustria è stata affidata prima a due note, poi in serata a una dura dichiarazione del presidente a margine dell'assemblea degli industriali bergamaschi.

L'Ad precisa che la decisione di uscire da Confindustria non ha "nessun collegamento con i nostri futuri piani di investimento" e aggiunge che il gruppo sta valutando la collaborazione con organizzazioni territoriali di Confindustria, in particolare l'Unione industriale di Torino.

La decisione non deve sorprendere - il manager più volte aveva ipotizzato l'uscita senza norme che gli garantissero flessibilità contrattuale nelle fabbriche - ma certo lascia l'amaro in bocca a chi come Emma Marcegaglia e Cisl e Uil avevano tentato in questi due anni di assecondare i desiderata di Sergio Marchionne per scongiurare l'evento.

Prima la riforma dei contratti del 2009 che valorizzava il secondo livello (senza Cgil), poi a fine giugno 2011 l'accordo anche con Susanna Camusso sulla esigibilità dei contratti firmati dalla maggioranza dei sindacati e sulla rappresentanza sindacale. A seguire, norma che calzava a pennello per Fiat, quell'articolo 8 della manovra che preludeva addirittura al superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, aprendo ai licenziamenti senza giusta causa. Marchionne sembrava soddisfatto. Fino al 21 settembre quando sindacati e Confindustria hanno sottoscritto in via definitiva l'intesa di fine giugno con l'obiettivo di non farsi superare da una legge su materie di propria competenza e tutelare così le norme sui licenziamenti.

Confindustria Critica

Confindustria reagisce alla missiva prima facendo notare lo scarso peso di Fiat nella Confederazione: "In termini di addetti il gruppo Fiat rappresenta lo 0,8 per cento dell'intero sistema associativo, mentre dal lato contributivo il gruppo pesa l'1 per cento dell'intero sistema, per una somma pari a poco meno di 5 milioni di euro".

Il numero uno di Confindustria spiega poi, parlando a Orio al Serio: "Marchionne dice che la sottoscrizione dell'accordo interconfederale avrebbe depotenziato l'articolo 8 (della manovra di agosto sulla flessibilità del mercato del lavoro). E questo non è vero. Abbiamo i pareri dei tre dei più importanti giuslavoristi italiani - Ichino, Maresca, Dell'Aringa -, che renderemo pubblici, che dicono esattamente il contrario, cioè che la sottoscrizione definitiva del 28 giugno non mina minimamente la portata e l'efficacia dell'articolo 8, anzi in un certo senso lo rafforza, e questo tipo di motivazione (di Marchionne) non sta in piedi dal punto di vista tecnico".

"Ho detto che l'articolo 8 non si tocca e che se la richiesta era quella di mettere da parte l'accordo del 28 giugno, ovviamente non potevamo farlo", ha spiegato.

Sulla possibilità di un proseguimento della collaborazione tra Fiat e Confindustria di Torino, la Marcegaglia apre la porta al Lingotto: "Ovviamente, se in linea con le nostre regole confederali, saremo ben felici che avvenga".

Secondo il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei l'uscita del gruppo automobilistico dall'associazione "non è una novità in assoluto, Fiat l'aveva già annunciato da qualche mese".

"Sicuramente aver firmato l'accordo del 28 giugno con le organizzazioni sindacali avrebbe dovuto aiutare a rispondere a tutte le esigenze che una multinazionale copme Fiat ha" ha affermato Bombassei. "Evidentemente non ci sono gradi di libertà sufficienti, quindi (Fiat) ha preso una decisione da rispettare anche se a Confindustria non fa piacere".

Cgil: Fiat Non Rispetta Regole

Sul fronte sindacale, Uil e Fismic si limitano a valorizzare il fatto che Marchionne abbia confermato il piano di investimenti in Italia, con il segretario generale del sindacato aziendale Fismic, Roberto di Maulo, che si spinge a dire che l'uscita da Confindustria consentirà di avere un contratto specifico per l'auto migliorativo per il lavoratori.

La Fiat ha confermato di voler installare nuovi impianti produttivi nello stabilimento di Mirafiori, con l'inizio di produzione di un Suv a marchio Jeep dalla seconda metà del 2013, e la produzione a Mirafiori dell'Alfa Mito.

Più contratta la reazione della Cisl, che pur apprezza il mantenimento degli impegni per il rilancio degli impianti. Per il segretario generale, Raffaele Bonanni.

"La Fiat è libera di stare o non stare in una associazione imprenditoriale, però non può dire che esce perchè è stato depotenziato l'accordo interconfederale del 28 giugno. Questo non è affatto vero", scrive Bonanni.

"Mi dispiace per la decisone assunta dalla Fiat, anche se apprezziamo la conferma del piano di investimenti in Italia, era quello che volevamo: la costruzione di nuove auto a Mirafiori e quella di un nuovo motore ad Avellino".

Per la Cgil, la mossa di Fiat testimonia che l'azienda "non vuole rispettare le regole e nega la rappresentanza". Critiche anche al governo "che non ha mai avuto la capacità di farsi rispettare e di far rendere conto alla Fiat delle scelte compiute".

Le azioni Fiat hanno chiuso a -3,22%, sotto l'indice europeo del settore a meno 4,26%.

Dall'inizio dell'anno il titolo ha perso quasi il 40% del suo valore, colpito dai timori di un rallentamento dell'economia Usa e da un andamento debole delle vendite in Europa. (Francesca Piscioneri, Giulio Piovaccari)

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