Pensioni, Cgil contro nuovi interventi, donne a 68 anni in 2031

venerdì 23 settembre 2011 15:50
 

ROMA, Sept 23 (Reuters) - La Cgil è contraria a una ulteriore accelerazione nell'aumento dell'età pensionabile delle donne e spiega che già dal 2031 le lavoratrici dovranno aspettare di aver superato i 68 anni per ritirarsi.

"Continuano a rincorrersi le indiscrezioni su una nuova manovra del governo. Il ministro [del Welfare, Maurizio] Sacconi fa appello alle parti sociali per un avviso comune sulle pensioni", scrive in una nota Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil con delega ai problemi del Welfare.

"Le norme già varate dal Parlamento hanno intanto già peggiorato pesantemente la situazione delle donne e peggioreranno progressivamente la situazione di tutti...In particolare per le donne, sia dei settori pubblici, sia ora di quelli privati, si profila un netto innalzamento dell'età previdenziale. Fatta la somma di tutti gli interventi finora approvati (finestra mobile, legame automatico del pensionamento con l'aspettativa di vita), le lavoratrici dipendenti, nell'arco dei prossimi dieci anni, andranno in pensione dopo i 65 anni. Le lavoratrici dipendenti raggiungeranno 65 anni e 6 mesi nel 2022, mentre nel 2031 andranno in pensione a 68 anni e 2 mesi".

La manovra di ferragosto ha anticipato al 2014 l'incremento graduale fino a 65 anni dell'età di accesso alla pensione di vecchiaia per le donne occupate nel settore privato, che andrà a regime nel 2026. Il nuovo regime pensionistico produrrà i maggiori effetti nel 2021, anno in cui il governo stima risparmi pari a 720 milioni. La manovra di luglio prevedeva che l'aumento graduale scattasse solo nel 2020. (Francesca Piscioneri)