20 settembre 2011 / 14:38 / 6 anni fa

Italia può ancora ristabilire fiducia, evitare spirale debito-Fmi

MILANO, 20 settembre (Reuters) - L‘Italia ha ancora un margine per ristabilire la fiducia dei mercati prima che scatti una spirale negativa sul debito.

Lo sostiene il Fondo monetario internazionale nel Fiscal Monitor, il rapporto semestrale sulle finanze pubbliche delle maggiori economie avanzate ed emergenti.

“Nel breve termine, le conseguenze sul bilancio dell‘aumento dei tassi di interesse [sul debito] di Italia e Spagna registrato dallo scorso aprile sono consistenti, ma gestibili” dice il Fondo che stima un impatto di spread stabili ai livelli attuali fino a fine anno a meno di 0,2% del Pil.

“Questo suggerisce che Italia e Spagna possono compiere dei passi per ristabilire gradualmente la fiducia prima che le dinamiche del debito diventino eccessivamente avverse”.

Per l‘Fmi, “se aumenterà l‘avanzo primario secondo i programmi, l‘Italia potrà sostenere spread nell‘ordine di 300-500 pb per alcuni anni, mentre procederà ad invertire le dinamiche del debito”.

Il Fondo stima che l‘Italia debba aumentare l‘avanzo primario aggiustato per il ciclo intorno al 4% del Pil dall‘1,2% del 2010. L‘avanzo strutturale va poi mantenuto intorno a questo livello tra il 2020 e il 2030 per riportare il debito al 60% del Pil entro il 2030.

Riguadagnare la fiducia richiederà una combinazione di aggiustamento fiscale, misure a favore della crescita e una cornice di gestione delle crisi per tutta la zona euro.

L‘organismo internazionale stima per l‘Italia un deficit in graduale calo dal 4% del Pil alla fine di quest‘anno e al 2,4% l‘anno prossimo.

Il 2013, anno in cui l‘Italia ha promesso un bilancio vicino al pareggio, vedrà un disavanzo attorno all‘1%, “a causa in gran parte di stime dello staff del Fondo meno ottimistiche di quelle del governo riguardo alla crescita”.

Il Fondo sembra, dire tra le righe, che l‘importante per l‘Italia è tenere fede a questi impegni anche se il pareggio non verrà acciuffato già nel 2013.

“Il deficit italiano [atteso nel 2013] sarebbe comunque il secondo più basso tra i paesi G7 e il debito/pil del paese si stabilizzerebbe nel 2012 per iniziare a calare l‘anno dopo”.

Il Fondo nota i passi avanti compiuti in questi ultimi mesi da Roma messa sotto la pressione dei mercati: le misure di bilancio di luglio e settembre, un nuovo progresso nella riforma delle pensioni e l‘inserimento nella propria costituzione della regola aurea.

Tuttavia, sottolinea che, invece di uscirne rassicurato, il mercato ha visto crescere i timori e ha spinto al rialzo i costi di finanziamento.

La diagnosi del Fondo è che “l‘improvviso allargarsi delle pressioni su Italia e Spagna non possa essere attribuito ai deficit di bilancio - che sono inferiori di quanto previsto in precedenza - ma rifletta invece timori crescenti riguardo alla relazione tra rischi sovrani e rischi finanziari e riguardo alle possibilità che i politici trovino un accordo durevole e convincente sugli strumenti per risolvere la crisi a livello di zona euro”.

Per evitare che la crisi si avviti occorrerà, quindi sia l‘impegno del paese ad attuare con coerenza le misure annunciate, sia un esito favorevole dei negoziati europei.

Il Fondo nel suo report stima per l‘Italia necessità lorde totali di finanziamento pari a 22,6% del Pil nel 2011, in aumento a 23,5% del Pil nel 2012 e in flessione a 18,9% nel 2013.

Francesca Landini

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