Immobili pubblici, Scip prova inutilità per calo debito -la voce

martedì 5 maggio 2009 16:45
 

MILANO, 5 maggio (Reuters) - L'esperienza di Scip e delle relative cartolarizzazioni, conclusasi ingloriosamente ad aprile con il riacquisto da parte della PA di immobili per 1,7 miliardi di euro, dimostra che non è da operazioni finanziarie sul patrimonio immobiliare che c'è da attendersi molto in termini di riduzione del debito pubblico.

Ad affermarlo è l'economista Maria Cecilia Guerra in un intervento sul sito la voce.info. here

Vi sono, secondo l'economista, due costi che paga lo Stato italiano con le operazioni finanziarie con cui ha scelto di vendere immobili pubblici: quello economico su cui non si riescono ad avere cifre precise e, più importante, quello reputazionale associato all'insuccesso di Scip2 dopo l'esito più che buono di Scip 1.

Nel 2001-2002 vi sono state entrate per circa 9 miliardi di euro, che sono andate a riduzione sia del disavanzo sia del debito pubblico, ma complessivamente "non è immediato tirare le fila di tutta l'operazione e in particolare capire quali siano stati i suoi costi effettivi".

Agli 1,7 miliardi versati ad aprile dallo Stato vanno aggiunti i costi iniziali della sovrastruttura finanziaria costruita per realizzare la cartolarizzazione e collocare i titoli (spese legali, commissioni per gli intermediari) e quelli relativi al funzionamento corrente di Scip (compensi agli amministratori, costi finanziari). Inoltre è da considerare il costo aggiuntivo in termini di interessi pagati sui titoli emessi da Scip rispetto all'interesse (inferiore) che si sarebbe pagato sui normali titoli del debito pubblico.

"Tutti costi aggiuntivi rispetto a quelli che si sarebbe dovuto sostenere se si fosse deciso semplicemente di vendere gli immobili e di acquisire al bilancio pubblico i proventi man mano che si vendeva" spiega Guerra.

Una estrapolazione relativa ai soli costi correnti arriva a circa 250 milioni, stima l'economista, aggiungendo che "sarebbe bene, a consuntivo, che fossero resi pubblici i dati completi sulle entrate e uscite di Scip in questi anni". Guerra, lamentando la ritrosia del governo a fornire questi dati nonostante le richieste in sede parlamentare, segnala che "una compiuta stima dei costi dovrebbe anche considerare se la valutazione iniziale degli immobili conferiti in Scip1 e Scip2 era credibile e se gli immobili siano stati venduti a prezzi di mercato e non a prezzi di saldo".

Di fronte a questo quadro deficitario, la gestione del patrimonio pubblico, incluse le dismissioni, dovrebbe privilegiare gli aspetti "reali" della questione e non indulgere nell'illusione di scorciatoie finanziarie.

"Un messaggio che forse oggi ha maggiori probabilità di essere ascoltato di quante ne avesse nel 2001" conclude Guerra.