Italia, per debito deve preoccupare decrescita Pil - Lavoce

venerdì 5 dicembre 2008 17:04
 

MILANO, 5 dicembre (Reuters) - Non è con il rigore sul debito pubblico che l'Italia si tiene lontana dal rischio di default, ma facendo ripartire la crescita economica perchè il mercato non si preoccupa tanto dell'entità del debito quanto della capacità di un Paese di rimborsarlo nel tempo.

E' la tesi di Luigi Guiso, economista di lavoce.info, che in un'articolo contesta le posizioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti sulle politiche anti-crisi varate dal governo.

"L'argomento implicito nella linea di intervento scelta dal governo è che espandere il disavanzo corrente per fronteggiare il ciclo è un cattivo segnale mandato al mercato. È possibile. Ma gli analisti di mercato, diversamente dai burocrati di Bruxelles, raramente sono interessati al buco di bilancio di un anno", dice Guiso.

"Quello che veramente interessa è la capacità di rimborso del debito, per quanto questo possa essere elevato" e questa "dipende dalla capacità di crescita del paese negli anni a venire: senza Pil e quindi senza gettito non c'è garanzia della Repubblica che tenga", continua l'economista.

Tremonti ha più volte detto che i margini di intervento dell'Italia contro la crisi finanziaria in atto sono limitati dall'alto livello del debito pubblico. Parlando alla Camera alcuni giorni fa, ha dichiarato che "l'impegno del governo, non solo una raccomandazione, l'impegno della Repubblica italiana deve e può essere solo nel senso del limite costituito dalla grandezza strategica del debito pubblico".

Guiso ribatte: "L'ampliamento dello spread non riflette la dimensione del debito pubblico, che è esattamente la stessa di un anno e mezzo fa, ma il deterioramento della capacità del paese di farvi fronte".

Lavoce parla di "dimensione minima dei provvedimenti presi pochi giorni fa a sostegno della domanda" e propone politiche per la crescita diverse, da realizzare nel breve e medio termine. In particolare auspica una "riduzione piccola, ma permanente", delle aliquote fiscali eventualmente più limitata nei primi anni e più marcata nei successivi; un piano di riduzioni permanenti della spesa pubblica corrente da realizzare in due anni; un piano di investimenti pubblici, deliberati oggi, ma di nuovo implementati non prima di due anni.

"Ci rendiamo conto che un siffatto programma è più facile da scrivere che da realizzare, ma davanti a problemi di tale dimensione, un paese deve pensare in grande. Questa maggioranza di governo ha il potere per fare quanto è necessario. Ma occorre la volontà di farlo".