Zona euro, crescita prestiti rallenta a minimo da gennaio 2006

venerdì 25 luglio 2008 14:27
 

FRANCOFORTE (Reuters) - E' rallentata in giugno la crescita dei prestiti nella zona euro, scendendo ai minimi dal gennaio 2006 sulla scia del rallentamento economico. Gli analisti dicono che ciò dovrebbe ridurre le pressioni sulla Bce ad alzare ancora i tassi, dopo la mossa di inizio mese.

Stamane la Bce ha reso noti i dati relativi all'offerta di moneta da cui è emerso un tasso annualizzato di M3, che comprende cash circolante, depositi a brevissimo e strumenti di mercato monetario, in sorprendente calo a 9,5% in giugno, il minimo da novembre 2006, dopo una forte revisione del dato di maggio a 10,0% da 10,5%. Inoltre i prestiti al settore privato sono scesi a 9,8% da 10,5, nella parte più bassa del range di previsioni che vedeva una media di 10,1%.

"I dati mostrano che la politica monetaria sta lavorando e che i monetaristi hanno un argomento in meno a favore dei un'altra stretta monetaria" dice Holger Schmieding, economista di Bank of America.

L'inflazione nella zona euro è salita fino al 4%, oltre il doppio rispetto al target della Bce.

La banca centrale dice che i dati sull'offerta di moneta danno un quadro ad ampio spettro dei futuri sviluppi dell'inflazione, poiché troppo denaro in relazione al ritmo di crescita economica può alimentare bolle creditizie e prestiti irresponsabili.

Thorsten Polleit, economista di Barclays Capital, dice che sebbene il rallentamento della crescita del credito sia visto positivamente, il tasso di espansione monetaria è ancora elevato rispetto ai passati cicli economici.

Difficile dire se la diminuzione dei prestiti bancari sia da attribuire al calo della domanda da parte di imprese e privati oppure al perdurare delle difficoltà da parte delle banche a reperire fondi non troppo costosi.

Tuttavia il calo di M3 indica uno spostamento di denaro degli investitori da depositi a brevissimo a finanziamenti bancari con scadenze più a lunga, segnalando potenzialmente una maggior fiducia negli strumenti bancari, "e questo potrebbe essere un messaggio positivo nella direzione di una normalizzazione del sistema di finanziamento bancario" dice Polleit.

 
<p>BANKG REUTERS/Peter Macdiarmid PKM</p>