3 agosto 2009 / 12:41 / 8 anni fa

SCHEDA - Oro Bankitalia, la tassa Tremonti e il tentativo Prodi

3 agosto (Reuters) - Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha promulgato oggi il decreto legge fiscale dopo che il premier Silvio Berlusconi ha garantito, sabato scorso dopo il consiglio dei ministri, che la tassa sull'oro prevista all'articolo 14 si applicherà a Bankitalia solo previo parere favorevole della Bce e consenso della stessa Banca d'Italia.

L'articolo 14 prevede una tassazione al 6% sulle plusvalenze maturate dall'oro, anche se non realizzate. La norma ha generato aspre polemiche e la reazione ufficiale della Banca centrale europea che ha bocciato la norma.

Non è la prima volta peraltro che il governo cerca di metter mano alle riserve auree della Banca d'Italia. Un precedente recente, anche quello agostano, ed altrettanto ricco di polemica politica risale al 2007, ai tempi della maggioranza di centro sinistra guidata da Romano Prodi. In quel caso però non si parlava di una tassazione ma di una vendita concordata con la Bce dell'oro in eccesso di Bankitalia per ridurre il debito pubblico italiano.

ITALIA QUARTO FORZIERE MONDIALE CON OLTRE 2.400 TONNELLATE

In base ai dati World Gold Council il primo detentore mondiale di oro sono gli Stati Uniti con 8.133,5 tonnellate a giugno di quest'anno. Seguono la Germania con 3.412,6 tonnellate e il Fondo monetario internazionale con 3.217,3 tonnellate. L'Italia è quarta con 2.451,8 tonnellate, seguita a breve distanza dalla Francia con 2.450,7 tonnellate.

LA TASSA TREMONTI E LE CRITICHE DELLA BCE

Il Tesoro ha riscritto due volte l'articolo 14 del decreto fiscale, per renderlo compatibile alle osservazioni della Bce.

L'ultima versione prevede che l'imposta si applichi a Bankitalia "previo parere non ostativo" della Bce. Spetterà poi alla stessa Banca centrale italiana stabilire se e in che misura pagare l'imposta.

Tuttavia, neanche il nuovo testo ha convinto Francoforte, che ha espresso le sue perplessità in una lunga e articolata nota diffusa sabato 25 luglio.

Il punto critico del decreto legge continua a essere il fatto che la tassa si applichi alle plusvalenze maturate e non realizzate. Previsione che espone Banca d'Italia alla possibilità di "intaccare le proprie risorse per effettuare i pagamenti richiesti", dal momento che l'istituto potrebbe non realizzare mai le plusvalenze oppure ricavare "profitti inferiori" in futuro dalla cessione dell'oro. Una sorta di finanziamento al governo, vietato dal Trattato europeo.

Altro punto dolente il carattere retroattivo dell'imposta, che si applica all'intero esercizio finanziario in corso alla data di entrata in vigore del decreto, quindi a tutto il 2009.

"La Bce rileva che tali effetti retroattivi della nuova imposta ne aggravano il contrasto con il principio di indipendenza della banca centrale", si legge nell'ultimo parere. Dopo un braccio di ferro durato alcune settimane, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha detto che l'Italia non ha interesse ad agire in contrasto con i principi istitutivi della Banca centrale europea. Tuttavia, il governo cercherà, d'intesa con via Nazionale e Bce, di vedere se ci sono modi di "prendere soldi anche da lì e quindi non in violazione" del Trattato.

Una sorta di tregua armata: Tremonti non fa marcia indietro e mantiene la norma nel decreto, il governo si impegna ad agire in accordo con la Bce, senza forzature.

IL PRECEDENTE DI PRODI CON L'AVALLO DI PADOA SCHIOPPA

A fine luglio 2007 la maggioranza di centrosinistra presenta la risoluzione al Dpef 2008-2012, in cui impegna il governo "ad effettuare, anche nei rapporti con l'Unione europea, una ricognizione di tutti gli strumenti utili a determinare una significativa riduzione del debito pubblico sia con riferimento a forme concordate di utilizzo delle riserve delle banche centrali, in oro e in valuta, eccedenti quanto richiesto dal concerto con la Bce per la difesa dell'euro, anche sulla base delle esperienze di altri Paesi, sia con riferimento alla classificazione delle operazioni patrimoniali e delle partite finanziarie, nonché ad aprire nuovi spazi per forme più qualificate di spesa pubblica". Prodi disse di esser favorevole ad aprire "un dibattito serio" sul tema e l'allora ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, aggiunse che l'uso delle riserve "non può essere un tabù".

La risoluzione e le aperture di Prodi e Padoa Schioppa innescarono altissime polemiche dal centro destra. Roberto Calderoli, oggi ministro per la Semplificazione normativa, si chiese se il governo agisse per malafede o ignoranza. Paolo Bonaiuti, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio, definì Prodi Capitan Uncino e disse che bisognava fermarlo perché voleva dare "l'assalto all'oro dell'Italia".

TANTO RUMORE PER NULLA

I fuochi pirotecnici durarono per tutto agosto e la parola fine, con un Parlamento che aveva già rimosso il tema dall'agenda delle cose da fare, toccò in autunno al governatore di Bankitalia Mario Draghi nel corso di un'audizione sulla Finanziaria 2008.

Solo le plusvalenze, chiarì allora Draghi, potrebbero andare a riduzione del debito e il beneficio ammonterebbe a soli 3-4 decimi di punto percentuale in termini di riduzione del rapporto debito/pil, circa 6 miliardi.

Alle plusvalenze mira ora Tremonti ma il gettito previsto dalla sua tassa, teoricamente di un miliardo di euro, non potrà superare per legge 300 milioni.

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