30 giugno 2008 / 10:28 / 9 anni fa

Bri: contro inflazione restringimento monetario globale

BASILEA (Reuters) - Il mondo ha bisogno di tassi di interesse più elevati per affrontare la chiara minaccia dell'inflazione, anche se la crescita dell'economia mondiale verrà colpita più duramente di quanto si attendevano gran parte degli osservatori.

A dirlo è la Banca per i regolamenti internazionali (Bri) nel proprio rapporto annuale.

Le prospettive sull'inflazione e sulla crescita sono abbastanza cupe nel rapporto annuale pubblicato dalla Bri, con sede in Svizzera, dopo un incontro durato tre giorni tra i banchieri centrali di oltre cento paesi.

"Con la minaccia dell'inflazione chiara e presente, e con tassi d'interesse reali bassi nella maggior parte dei paesi rispetto agli standard storici, un orientamento globale verso il restringimento monetario sarebbe appropriato. Detto questo, le circostanze di diversi paesi, sia al momento sia in prospettiva, adesso eliminano del tutto un approccio uniforme per tutti", ha detto la Bri.

La Bri vede anche significativi rischi di recessione per gli Stati Uniti. L'attuale turbolenza dei mercati risulta la peggiore dalla Seconda guerra mondiale e l'inflazione potrebbe risultare inaspettatamente forte e persistente, specialmente in mercati emergenti.

In questo contesto, spiega la Bri, una politica fiscale espansiva potrebbe sostenere la crescita economica, ma molti paesi sono troppo indebitati.

STATI UNITI, ZONA EURO E GIAPPONE

La Bri è particolarmente pessimista sull'economia Usa: oltre alla flessione degli alloggi c'è anche il pericolo che i consumi vengano danneggiati ulteriormente da quanti stanno cercando di ricostruire i propri risparmi esauriti dall'eccesso di indebitamento.

Di positivo per gli Stati Uniti ci sono le esportazioni, sostenute da un dollaro debole, e il fatto che le altre economie sembrano essere state meno toccate dal suo rallentamento rispetto ad altri precedenti ribassi, anche se l'Inghilterra sembra soffrire di un malessere simile per quanto riguarda gli immobili.

Robusti investimenti delle imprese e la disoccupazione in calo indicano buone prospettive per la domanda interna della zona euro, soprattutto per la Germania, anche se Francia, Spagna e Irlanda devono fare i conti con la fine del boom edilizio.

Meno buone sono le prospettive per il Giappone, dove una debole crescita delle retribuzioni e piccoli margini di profitto per le piccole società implicano che la domanda dei consumatori e di molte imprese è vulnerabile ai prezzi in crescita.

LA REAZIONE DELLE BANCHE CENTRALI

Analizzando le reazioni delle banche centrali, la Bri rileva che la maggior parte di loro - tra le quali la Banca centrale europea, la Banca del Giappone e la Banca di Inghilterra - sembra aver fissato i tassi con gli stessi criteri di prima della crisi.

Al contrario la Fed e la Reserve Bank of Australia hanno tagliato la prima e alzato i tassi la seconda più velocemente di quanto il loro comportamento precedente avrebbe fatto pensare.

"Sembra che per queste banche centrali un qualcosa che non compare nelle equazioni, forse una variazione nelle prospettive economiche che non è presente o non è riflessa nelle variabili economiche come output gap e tassi d'inflazione, deve aver influenzato le politiche in maniera decisiva", ha riferito la Banca dei regolamenti.

La Bri ha ribadito che le banche centrali e i regolatori dovranno fare di più in futuro per limitare altri boom del credito: "In primo luogo sarebbe stato meglio evitare l'accumulo di eccesso di credito. In futuro questo potrebbe essere realizzato tramite l'istituzione di una cornice di stabilità macrofinanziaria che potrebbe permettere sia alle politiche monetarie sia a quelle macroprudenziali di affrontare le fasi avverse del ciclo del credito".

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