Italia,Economist:quasi nessuna crescita 2008,debole ripresa 2009

mercoledì 21 maggio 2008 15:39
 

MILANO (Reuters) - L'economia italiana continuerà a rallentare, più di quella della zona euro in generale, per la concorrenza da parte di altri paesi proprio su quei prodotti in cui è specializzata.

Lo dice il global outlook pubblicato dall'Economist secondo il quale quest'anno non ci sarà quasi nessuna crescita e una debole ripresa nel 2009.

"Il fatto che l'Italia purtroppo abbia un'industria specializzata in prodotti, come i tessili e le ceramiche, che possono essere prodotti a costi molto più bassi in economie di mercati emergenti, come la Cina, farà sì che la crescita continuerà a rallentare più di quella della zona euro" dice il rapporto dell'Economist.

Del resto poca spinta viene dai consumi.

"Il recente moderato recupero dei consumi nel settore privato e negli investimenti, sostenuti da prospettive di crescita in miglioramento in importanti mercati Ue, si sono fermati, così che quasi non ci sarà crescita quest'anno e solo una debole ripresa nel 2009" dice.

Questo nonostante l'Italia probabilmente sia meno coinvolta dalla crisi dei mutui subprime rispetto alla maggior parte dei paesi europei, visto il basso tasso di indebitamento privato e la reazione più contenuta degli investimenti alle condizioni del credito, dice ancora il rapporto aggiungendo che "il sistema politico resterà volatile, nonostante la netta vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni politiche dello scorso aprile, ma comunque le riforme volte a migliorare la struttura economica probabilmente verranno incrementate".

Secondo l'Economist Intelligence Unit, la zona euro vedrà nel 2008 una crescita rallentata all'1,5% dal 2,5% dello scorso anno, per migliorare solo leggermente all'1,7% l'anno prossimo e mantenersi tra il 2 e il 2,2% negli anno successivi.

Per l'inflazione l'Economist vede per quest'anno un tendenziale annuo al 2,8% per poi rallentare al 2,1% l'anno prossima prima di stabilizzarsi sotto il 2% negli anni successivi.

 
<p>Immagine d'archivio di operai al lavoro in una azienda italiana. REUTERS/Robin Pomeroy (ITALY)</p>