PUNTO 2 - Corte Ue condanna Italia per condono fiscale del 2003

giovedì 17 luglio 2008 21:22
 

(aggiunge nota Tesoro)

BRUXELLES, 17 luglio (Reuters) - La Corte di giustizia europea di Lussemburgo ha condannato l'Italia per il condono fiscale sull'Iva, fatto con la legge Finanziaria del 2003, approvata il 27 dicembre del 2002.

In una nota che riassume la sentenza, la Corte rimprovera all'Italia che la Finanziaria del 2003 prevedeva per gli anni 1998-2001 una sanatoria equivalente a "una rinuncia generale e indiscriminata all'accertamento delle operazioni imponibili che favorisce i contribuenti colpevoli di frode".

"Messaggio ricevuto", è stato il commento del Tesoro in un comunicato diffuso in serata, in cui si sottolinea che in ogni caso le "sentenze non si discutono" e che il governo è impegnato ad escludere per il futuro "provvedimenti del tipo oggetto della sentenza".

Formalmente la Corte condanna l'Italia al pagamento delle spese e non chiede il recupero delle somme evase. I giudici del Lussemburgo stabiliscono però che "ogni Stato membro ha l'obbligo di adottare tutte le misure legislative e amministrative necessarie per garantire che l'Iva dovuta sul suo territorio sia interamente riscossa, verificando le dichiarazioni fiscali, calcolando l'imposta dovuta e garantendone la riscossione".

"Se è vero che gli Stati membri beneficiano di una certa libertà nell'applicazione dei mezzi a loro disposizione, essi sono tuttavia tenuti a garantire una riscossione effettiva delle risorse proprie della Comunità e a non creare differenze significative nel modo di trattare i contribuenti", si legge nella sentenza della Corte.

LEGGE ITALIANA INDUCE A FRODI E A EVASIONE FISCALE

La legge italiana, puntualizza la Corte, "induce fortemente i contribuenti o a dichiarare soltanto una parte del debito effettivamente dovuto o a versare una somma forfettaria invece di un importo proporzionale al fatturato realizzato, evitando in tal modo qualunque accertamento o sanzione".

E di conseguenza "lo squilibrio significativo esistente tra gli importi effettivamente dovuti e quelli corrisposti da chi beneficia del condono fiscale conduce ad una quasi esenzione fiscale che, per la sua entità, pregiudica seriamente il corretto funzionamento del sistema comune dell'Iva e danneggia il mercato comune, poiché i contribuenti in Italia possono sperare di non dover versare una considerevole parte di oneri fiscali".   Continua...