Manovra, domani Senato vota fiducia, ok finale Camera martedì

giovedì 31 luglio 2008 18:05
 

ROMA, 31 luglio (Reuters) - L'aula del Senato voterà domani la fiducia al decreto sulla manovra triennale, che poi tornerà alla Camera per l'approvazione definitiva martedì 5 agosto.

Le modifiche principali introdotte al decreto durante l'esame del Senato sono tre e riguardano l'articolo 20 sugli assegni sociali, l'articolo 21 sui precari e l'articolo 60 sulla flessibilità di bilancio.

Per quanto riguarda la prima misura, il governo ha cancellato il vincolo che obbligava ad aver "lavorato legalmente con un reddito almeno pari all'importo dell'assegno sociale" per vedersi riconosciuto il beneficio dopo le polemiche dei giorni scorsi.

Nella nuova formulazione, l'assegno sociale sarà corrisposto dal primo gennaio 2009 agli aventi diritto a condizione che abbiano soggiornato legalmente e in via continuativa per almeno 10 anni in Italia.

La restrizione non riguarderà dunque casalinghe e anziani poveri, ma sarà applicata agli extracomunitari che non abbiano i requisiti necessari.

Il governo ha poi modificato la misura che prevedeva solo un risarcimento e non l'assunzione per i lavoratori con contratti a termine in causa con i datori di lavoro. Il blocco del reintegro sarà ora espressamente limitato ai processi in corso e la norma, almeno secondo il governo, si applicherà ai soli contenziosi delle Poste.

La nuova formulazione dell'articolo 60 consente ancora rimodulazioni di spese in anticipo rispetto alle disposizioni del ddl per l'assestamento del bilancio ma sulla base di limiti stringenti.

La misura è stata modificata due volte in Senato per accogliere i rilievi del Quirinale, preoccupato perché i singoli ministeri, nella versione originale, avrebbero potuto modificare con atti amministrativi quando disposto con leggi approvate dal Parlamento.

In base alla versione finale dell'articolo la flessibilità di bilancio è consentita in via sperimentale solo per il 2009, le rimodulazioni non devono pregiudicare le finalità definite dalle norme che le dispongono e devono essere contenute entro il limite del 10% delle somme stanziate. In più, i decreti ministeriali che anticipano l'assestamento del bilancio perdono efficacia se il Parlamento non approva l'analoga variazione nell'esame del ddl di assestamento o degli altri provvedimenti che compongono la sessione di bilancio.