SCHEDA - Scudo è legge, passa l'estensione a reati societari

venerdì 2 ottobre 2009 13:59
 

 2 ottobre (Reuters) - Estensione dello scudo fiscale ai
reati societari e tempo solo fino a metà dicembre per far
emergere i capitali illecitamente esportati all'estero.
 Sono queste le novità principali di un decreto legge
approvato oggi in via definitiva dalla Camera a 24 ore dalla
scadenza.
 Il provvedimento modifica la normativa sullo scudo fiscale
varata in luglio allentando i presidi antiriciclaggio ma,
assicura il governo, lasciando intatto l'obbligo di segnalazione
in capo alle banche per le operazioni in odore di mafia e
terrorismo.
 Lo scudo fiscale si applica dunque alle attività finanziarie
e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008 e rimpatriate
o regolarizzate tra il 15 settembre e il 15 dicembre 2009.
 Il governo non ha fornito stime ma secondo Guardia di
finanza e Agenzia delle entrate, che citano dati
dell'associazione dei Private bankers, ammonterebbe a circa 300
miliardi la consistenza dei patrimoni italiani all'estero che
potrebbero essere rimpatriati.
 Più prudenti alcuni banchieri d'affari sentiti da Reuters,
per i quali l'operazione potrebbe portare all'emersione di
capitali per 50 o 100 miliardi di euro, con un gettito per lo
Stato tra 2,5 e 5 miliardi.
 
 ESTENSIONE A REATI SOCIETARI
 Durante l'esame del decreto in Senato la maggioranza ha
votato, con il via libera del governo, un emendamento a firma
Salvo Fleres che ha esteso la sanatoria dei reati, finora
limitata all'omessa dichiarazione e alla dichiarazione infedele.
 Il governo, che in un primo tempo si era impegnato a fornire
un elenco dei nuovi reati coperti dallo scudo, non ha presentato
alcuna relazione illustrativa sull'emendamento.
 Secondo una nota tecnica diffusa dall'ufficio legislativo
del Pd in Senato, il nuovo testo comporta l'esclusione della
punibilità penale:
 * per i reati tributari come dichiarazione fraudolenta
mediante l'uso di fatture o di altri documenti; dichiarazione
fraudolente mediante altri artifici; dichiarazione infedele;
omessa dichiarazione; occultamento o distruzione di documenti
contabili;
 * per i reati penali in materia societaria: false
comunicazioni sociali; false comunicazioni sociali in danno
delle società, dei soci e dei creditori;
 * per reati penali come falsità materiale commessa da
privato; falsità ideologica commessa dal privato in atto
pubblico; falsità in registri e notificazioni; falsità in
scrittura privata; uso di atto falso; soppressione, distruzione
e occultamento di atti veri; falsità riguardante documenti
informatici; false copie autentiche che tengono luogo degli
orginali mancanti.
 
 DUBBI SUI PROCEDIMENTI IN CORSO
 Il provvedimento esclude dallo scudo i reati per i quali sia
stato avviato un procedimento entro "la data di entrata in vigore
della legge di conversione del presente decreto", dizione che
sembra indicare la data del 5 agosto.
 Secondo l'Agenzia delle entrate, tuttavia, la data di
riferimento è il 15 settembre 2009, cioè il giorno a partire dal
quale è possibile presentare domanda di adesione allo scudo.
 Un'interpretazione che ha sollevato perplessità in diversi
parlamentari, poiché il riferimento al 15 settembre non sarebbe
in nessun modo deducibile dal testo legislativo.
 
 PRELIEVO AL 5% DEL CAPITALE, IN ASSOLUTO
 Il governo ha previsto un'aliquota al 50% su un rendimento
presunto annuo del 2% del capitale negli ultimi cinque anni,
pari ad un prelievo di circa il 5% sul capitale.
 Con una circolare diffusa ai primi di settembre (si aspetta
a breve la versione definitiva) l'Agenzia delle entrate ha
spiegato che il prelievo è assoluto e non tiene conto del
periodo effettivo di detenzione all'estero delle attività.
Quindi, anche se si dimostra di aver mantenuto capitali
all'estero solo per un anno, il prelievo resta al 5%.
 
 SCUDO RIGUARDA ANCHE GLI EREDI, ESCLUSI GLI AGNELLI
 L'Agenzia delle entrate ha spiegato che "fra i soggetti che
possono presentare la dichiarazione di emersione sono da
comprendere gli eredi di defunti". L'emersione può riguardare
anche attività detenute in comunione da più soggetti. In questo
caso, però, la dichiarazione riservata deve essere presentata da
ciascuno dei soggetti interessati per la quota parte di propria
competenza.
 Lo scudo fiscale non potrà essere utilizzato dalla famiglia
Agnelli, nei confronti della quale è stato aperto un
accertamento fiscale i primi di agosto, secondo il direttore
centrale accertamento dell'Agenzia delle Entrate Luigi Magistro.
 
 PIU' SPAZIO ALLA REGOLARIZZAZIONE
 La sanatoria è consentita a condizione che le attività siano
rimpatriate in Italia da Paesi extra Ue, oppure regolarizzate o
rimpatriate perché in essere in Paesi dell'Unione europea ed in
Paesi aderenti allo spazio economico europeo che garantiscono un
effettivo scambio di informazioni fiscali.
 L'Agenzia delle entrate ha però specificato nella circolare
che, in linea agli indirizzi di Bruxelles, la regolarizzazione è
possibile anche per le attività detenute nei Paesi extra Ue
"qualora sia rispettata la condizione che vi sia un effettivo
scambio di informazioni". Il caso tipico è quello degli Usa.
 
 RIMPATRIO DALLA SVIZZERA; REGOLARIZZAZIONE DAL LUSSEMBURGO
 Più in generale, per Gran Bretagna e Lussemburgo, che
appartengono all'Unione europea, vale la doppia opzione
regolarizzazione/rimpatrio.
 Chi invece ha esportato capitali in Svizzera, Paese che non
appartiene all'Unione europea né aderisce allo spazio economico
europeo, dovrà necessariamente rimpatriare le attività.
 Niente regolarizzazione anche per Montecarlo, San Marino,
Liechtenstein e Andorra.
 Al momento, gli unici Paesi che aderiscono allo Spazio
economico europeo e garantiscono lo scambio di informazioni sono
Norvegia e Islanda.
 
 LE DIFFERENZE RISPETTO ALLA "DISCLOSURE" IN USA E GB
 Rispetto alla sanatoria presentata in altri Paesi, Stati
Uniti e Gran Bretagna soprattutto, ci sono rilevanti differenze.
 Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha detto a
luglio che in Usa e Gran Bretagna il vero vantaggio non è tanto
economico quanto il fatto che si evitano sanzioni penali.
 "Si tratta di provvedimenti che non prevedono l'anonimato
del contribuente e dove l'emersione comporta il pagamento
dell'intero ammontare delle imposte, inclusive di interessi", ha
spiegato Draghi.
 
 I NUMERI DEI PRIMI DUE SCUDI
 Con i provvedimenti varati nel 2001 e nel 2002 sempre da
Tremonti erano emersi 73,1 miliardi di euro, che hanno
comportato un gettito pari a 2,1 miliardi di euro.
 Lo scudo 2001 prevedeva un'aliquota del 2,5% sull'importo
dichiarato tra il novembre 2001 e il giugno 2002 ai fini del
rimpatrio e della regolarizzazione. Sono emersi 54,6 miliardi di
euro, pari a 33,2 miliardi per i rimpatri e a 21,4 miliardi per
le regolarizzazioni.
 Lo scudo 2002 prevedeva invece un'aliquota più alta, pari al
4% e applicata sempre sull'importo dichiarato. Tra il gennaio e
l'ottobre 2003 sono emersi 18,5 miliardi (10 miliardi di rientri
e 8,5 miliardi di regolarizzazioni).
 Dei 43,2 miliardi di euro complessivamente rimpatriati con i
due scudi, oltre la metà sono pervenuti dalla Svizzera, per un
totale di 25,14 miliardi di euro (58,1%).